Riprendiamo il filo dall’articolo precedente, dove abbiamo approfondito il tema del perché un conto economico perfetto può non migliorare il rating con uno specifico focus sul significato intrinseco del valore di “un EBITDA in crescita”. Ora analizziamo il tutto dal punto di vista finanziario.
Un CFO si reca in banca orgoglioso perché la sua azienda presenta un valore di EBITDA in crescita e, quindi, con la ragionevole convinzione di avere le carte in regola per richiedere un finanziamento e sentirsi dire dal gestore bancario che il valore del rating bancario della sua azienda è in crescita. Invece, spesso capita che alla sua domanda sul rating, l’analista bancario risponda che il rating è peggiorato. Nessuno sconfino, nessun insoluto: eppure la valutazione è scesa. Perché?
Il motivo è quasi sempre lo stesso ed è puramente tecnico.
Il rating è la probabilità di default a dodici mesi, se l’impresa risulta essere classificata come performing. Sul lato finanziario, a muovere questa probabilità di default è la capacità dell’azienda di generare cassa per rimborsare il debito, non la redditività contabile: l’EBITDA in crescita, da solo, non dice nulla su questo.
La vera domanda: c’è abbastanza Cassa?
Il modello di rating solitamente incrocia diversi indicatori di generazione di cash flow a servizio del debito, che guardano la stessa domanda da angolazioni diverse:
- la PFN ossia la Posizione Finanziaria Netta
- il CCC ossia il Cash Conversion Cycle
- il DSCR: uno degli indici più importanti che la banca valuta e solo poche aziende lo considerano
- la leva finanziaria PFN/EBITDA
La PFN (Posizione Finanziaria Netta) rappresenta i debiti finanziari al netto della liquidità disponibile e misura l’esposizione debitoria reale.
Il CCC (Cash Conversion Cycle), ciclo di conversione della cassa, misura quanto tempo la cassa resta bloccata tra giorni di magazzino, tempi di incasso dai clienti e tempi di pagamento ai fornitori. Se il suo valore, che misura il tempo, “si allunga”, anche a fatturato e margine stabili, l’azienda assorbe cassa non più disponibile per il debito.
Il DSCR (Debt Service Coverage Ratio ossia Rapporto di Copertura del Servizio del Debito) rapporta il cash flow a servizio del debito con la quota capitale e interessi in scadenza nel periodo. Il DSCR non considera quanta cassa l’azienda genera in astratto, ma se basta a coprire ciò che è dovuto alla banca nei mesi a seguire.
La leva finanziaria, PFN/EBITDA, esprime “quanti anni di EBITDA” servirebbero per ripagare per intero il debito attuale.
E’ bene notare che in tutti e quattro i casi, quando il modello parla di “cassa” non intende la liquidità disponibile in un dato istante, ma il flusso di cassa al servizio del debito, ossia la cassa che la gestione genera e resta impiegabile per pagare rate e interessi.
Questa distinzione spiega perché il rating peggiori anche con un EBITDA in crescita.
A questi indicatori si affianca un piano con una frequenza diversa: l‘andamentale in Centrale Rischi, cioè quanto dei fidi accordati viene utilizzato mese per mese.
Il bilancio è una fotografia annuale o trimestrale, l’andamentale in CR, invece, si aggiorna ogni mese.
Per esempio, un’azienda può avere indicatori stabili e un rating “che scivola per mesi”, semplicemente perché l’utilizzo dei fidi è salito nel frattempo.
Da qui il paradosso: le aziende che crescono troppo in fretta sono spesso quelle che il “rating punisce di più”, perché la crescita assorbe cassa più velocemente di quanto migliori la capacità di generarla.
Il risultato tipico è un DSCR sotto 1,2x proprio mentre l’utilizzo dei fidi sale e il fatturato accelera.
Anche un utilizzo dei fidi stabilmente sopra l’80-90% è un segnale d’allerta, pure se in assenza di sconfini.
Per CFO: quattro dettagli tecnici fondamentali
- Il timing di uno sconfino conta più dell’importo: è la ricorrenza, non l’entità, a costruire il rischio percepito.
- Non tutti i fidi saturati raccontano la stessa storia. Un fido a revoca sempre al 100% è un rischio di liquidità puro, un anticipo fatture nella stessa condizione è più fisiologico, perché si ricarica da sé con l’incasso.
- Una deroga concessa resta tracciata e pesa sullo score andamentale e un affidamento mai utilizzato non è un punto a favore, si paga comunque la commissione di disponibilità.
- Un accordato molto più alto dell’utilizzo medio segnala una richiesta sovradimensionata, spesso rivista al ribasso in rinnovo.
Come poter vedere ciò che la banca vede, prima che il gestore bancario ti chiami?
Questi segnali si muovono su piani e velocità diverse, mensile per l’andamentale CR, trimestrale o annuale per il bilancio, e nessun CFO può incrociarli a mano, banca per banca, mese per mese.
La piattaforma Kalaway mostra DSCR e leva finanziaria con lo stesso giudizio sintetico di un analista, l’utilizzo dei fidi per tipologia in Centrale Rischi e il posizionamento reale presso ciascuna banca, evidenziandone il trend nel tempo.
La vera domanda, quindi, che ogni CFO e imprenditore dovrebbe porsi non è “l’EBITDA sta crescendo?”, ma dovrebbe essere “Come posso sapere come le banche valutano la mia azienda pima che sia il gestore bancario a comunicarmi che il rating è peggiorato, pur con un EBITDA in crescita?”
Articolo scritto con il contributo di: Gabriele Cecchin – Intern Area Operation KALAWAY –