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  • 19 Mar, 2021
  • By Sander Zefi

Rating interni e stabilità del sistema bancario: facciamo un po’ di storia!

La stabilità del sistema bancario poggia sulla capacità di individuazione e gestione dei rischi assunti dalle banche durante lo svolgimento dell’attività di business.

L’articolo 10 del Testo Unico Bancario definisce l’attività bancaria come “la raccolta di risparmio tra il pubblico e l’esercizio del credito”.
La raccolta del risparmio da un lato, e l’esercizio del credito attraverso la concessione di prestiti a imprese e famiglie dall’altro, pone la banca in una funzione economica di intermediazione.
Tale funzione di intermediazione è fondamentale per lo sviluppo delle economie di mercato in quanto permette di veicolare fondi da soggetti che ne posseggono in eccesso (risparmiatori) a soggetti che ne necessitano (debitori).
L’esercizio del credito, come parte fondamentale dell’attività bancaria, implica l’assunzione del rischio del mancato rimborso del prestito concesso alla clientela, alla scadenza predefinita. Tale rischio è definito rischio di credito o rischio di controparte.
L’attività bancaria è soggetta a numerosi rischi (rischio di mercato, di credito, informatico, di liquidità, operativo, reputazionale ecc), ma probabilmente il più rilevante è il rischio di credito. La misurazione di tale rischio è stata oggetto di numerose normative e linee guida nazionali e internazionali.
Per approfondire la storia e l’evoluzione della stabilità del sistema bancario, affronteremo i seguenti temi:

Nascita del rating

Il principale metodo di gestione del rischio di credito è quello di assegnare alla controparte un giudizio sulla sua capacità di far fronte agli impegni assunti nei confronti della banca definito “rating”.

Il rating viene espresso attraverso un voto in lettere, numeri o combinazione delle due ed esprime la probabilità di inadempienza (o di default) della controparte.

Il concetto di rating risale al XIX secolo e viene attribuito a Henry Poor, fondatore dell’agenzia di rating Standard and Poors. (Henry Poor nel 1860 pubblica “History of Railroads and Canals in the United States” con l’intento di aiutare gli investitori a comprendere l’emergente industria ferroviaria e dei canali navigabili negli Stati Uniti).

 

Rating esterni e interni

Le principali agenzie di rating a livello mondiale sono Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings. Queste società effettuano valutazioni finanziarie ed attribuiscono un rating a titoli obbligazionari, azioni, società pubbliche e private e titoli di debito pubblico emesso da paesi sovrani. I rating emessi da queste agenzie vengono definiti “rating esterni”.

Il processo che ha portato gli istituti bancari a dotarsi di un sistema di rating interno della propria clientela ha richiesto molto tempo e numerose regolamentazioni a livello internazionale.

Tale processo, ha avuto uno sviluppo molto lento con delle accelerazioni, che possiamo definire “a salti”, avvenute in seguito ad eventi negativi in ambito finanziario a livello mondiale. I modelli di rating interno delle banche vengono introdotti da Basilea II. Vediamo in dettaglio la loro storia.

 

 

Il Comitato di Basilea

Nel 1974, dopo il fallimento della Bankhaus Herstatt, fu fondato il Comitato di Basilea per la salvaguardia del sistema finanziario internazionale. Il Comitato fu istituito dai Governatori delle banche centrali dei paesi del G-10 ed opera, ad oggi, sotto il patrocinio della Banca dei Regolamenti Internazionali.

Il Comitato di Basilea è composto da 45 membri di 28 giurisdizioni consistenti in banche centrali ed autorità con responsabilità formali sulla supervisione del sistema bancario. (Bis.org)

 

Obiettivi e contributi del Comitato

 

Gli obiettivi principali indicati dal Comitato di Basilea sono:

  • Estendere la regolamentazione di vigilanza a tutte le istituzioni bancarie nel maggior numero possibile di Paesi
  • Rendere sempre più efficace la stessa regolamentazione di vigilanza bancaria, al fine di assicurare una certa stabilità al sistema complessivo
  • Coordinare le autorità di vigilanza nazionali.

Le indicazioni del Comitato di Basilea vengono trasformate in direttive e successivamente recepite in leggi dagli stati membri.

Dal 1988 il Comitato concentra il suo lavoro principalmente sull’adeguatezza patrimoniale delle banche.
Il Comitato di Basilea ha proposto e contribuito per:
  • Rafforzare la sicurezza e l’affidabilità del sistema finanziario
  • Stabilire degli standard minimi in materia di vigilanza prudenziale
  • Diffondere e promuovere delle migliori pratiche bancarie e di vigilanza
  • Promuovere la cooperazione internazionale in materia di vigilanza prudenziale.

 

 

Basilea 1

Il primo accordo messo in atto dal Comitato di Basilea risale al 1988 ed è oggi conosciuto come “Basilea 1”. Tale accordo definiva i requisiti patrimoniali minimi e la loro misurazione, nonché il calcolo del coefficiente di ponderazione basandosi sulle garanzie presentate dai clienti.

 

 

Limiti dell’accordo

 

Basilea 1 si limitava principalmente al rischio di credito e solo dopo successive modifiche integrò il rischio di mercato tralasciando gli altri rischi come quelli operativi, di liquidità, legale e reputazionale, rischio tassi di interesse ecc.

I limiti di Basilea 1 nella corretta misurazione e gestione dei rischi bancari divennero ben presto evidenti. Non solo alcuni rischi non erano inclusi, ma nemmeno il rischio di credito era correttamente valutato.

 

Basilea 2

Il Comitato di Basilea decide dunque di adottare un nuovo accordo e così, nel mese di giugno 1999, nasce il Nuovo Schema Di Regolamentazione Del Patrimonio noto come Basilea 2.

Il Comitato riconosce l’intrinseca attrattiva di un sistema basato su una valutazione quantitativa e qualitativa dell’esposizione al rischio creditizio effettuata dalla banca stessa.

Il Comitato ritiene che un sistema incentrato sui rating interni possa costituire la base per la determinazione dei requisiti patrimoniali per alcune banche più sofisticate. In consultazione con gli operatori, esso esaminerà le principali questioni connesse con un simile sistema e cercherà di metterlo a punto contemporaneamente alla revisione del metodo standard.

 

Limiti dell’accordo

La grande crisi finanziaria iniziata nel 2007 con i mutui subprime, proseguita nel 2008 con il fallimento della Lehman Brothers, per poi sfociare nella crisi dei debiti sovrani dei paesi europei, ha messo in evidenza la fragilità del sistema finanziario in generale e quello bancario in particolare.

Nonostante l’introduzione di Basilea 2, a fronte di shock finanziari imprevedibili, le banche hanno mostrato tutta la loro fragilità e inadeguatezza patrimoniale.

 

Basilea 3

Sotto la spinta della nuova crisi, il Comitato di Basilea decide di introdurre limiti patrimoniali più stringenti elevando i requisiti patrimoniali minimi. Nasce così l’accordo di Basilea 3.


 

 

Conclusioni

La cooperazione internazionale in materia di regolamentazione bancaria è succeduta come risposta ad una serie di crisi bancarie e finanziarie che si sono verificate negli anni.

Basilea 1 è stato il primo accordo di una comune ed armonizzata regolamentazione internazionale del sistema bancario.

Basilea 2, invece, è stato un salto decisamente importante nella regolamentazione del sistema bancario attraverso l’introduzione di un sistema di rating interno da svilupparsi dalle banche stesse per la gestione del rischio di credito.

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